giovedì 5 novembre 2009

Tradotto: quando cresco voglio essere uguale a mamma



Non avrei mai pensato di dirlo ma a grande richiesta torna l'appuntamento con Weekly Style, che riapre i battenti dopo la pausa estiva (ce la prendiamo comoda) con questa foto. Detto tra noi: Dio me ne scampi e liberi, che mia figlia prenda da me. Però il body è una favola, viene da Brasile e la marca è Patimini.
Il resto dell'abbigliamento, che come nei servizi di moda seri dovete immaginare, oltre alla visibilissima felpa OriginalMarines è composto da pantaloni in ciniglia viola NameIt (fichissimi perarltro, perchè non li ho inquadrati? magari poi li posto) e Sneakers Chicco.

mercoledì 4 novembre 2009

Il meditato acquisto d'impulso (M.A.I.) e 14 mesi

Oggi sono quattordicimesi.
Stanotte Viola ha deciso che l'evento era assolutamente eccitante, quindi se n'è rimasta sveglia dall'una alle cinque di mattina come niente, e poi alle otto è partita la sveglia e il caos e il caffè e oddio la visita medica e Lui che per magrezza e occhiaie sembra sempre più un personaggio di Nightmare Before Christmas piuttosto che un essere umano e io che boh, ormai non so più nemmeno come afferrare la situazione, ci ho rinunciato.
E quindi ho deciso che era ora di risollevarsi con un po' di shopping - chiaramente non per me, almeno finchè non mi pagano - e ho deciso di fare un meditato acquisto d'impulso. Che dovrebbe essere un controsenso e invece no, è semplicemente il modo in cui più o meno acquistano tutti, pure voi. Vi spiego: dovete comprare una cosa importante e fate una sorta di ricerca di mercato chiedendo alle amiche, guardando i siti internet, informandovi nei negozi. Magari dedicate all'obiettivo un pomeriggio e non riuscite a prendere niente. Magari andate apposta a fare a botte al centro commerciale la domenica mattina e niente nemmeno lì. Poi capita una giornata del kaiser qualunque, dove magari come me siete uscite da uno studio medico incazzate come bisce, e vi capita di passare davanti a un negozio che vende il prodotto che volete, ne osservate un paio e trenta secondi dopo siete fuori con l'acquisto. Ecco, questo è un meditato acquisto d'impulso - o M.A.I., per me.
E io oggi ho comprato questo passeggino leggero dell'Inglesina.
Se qualcuna sta cercando un modello simile, vi spiego i perchè della mia scelta. Premetto che ho escluso tutti quelli che non si reclinano abbastanza per i miei standard.
Ultraleggeri Prenatal: totalmente basic e assolutamente plumbei, li chiamano ultraleggeri perchè "il pesantissimo Prenatal" suonava male.
Maclaren: è fichissimo, leggerissimo e maneggevolissimo. E costa duecentoventi eurissimi.
PegPerego Aria e Grillo Brevi: ben recensiti su internet ma non pervenuti in nessuno dei negozi dove sono stata.
Liteway Chicco: ero indecisa tra questo e l'Inglesina, e questo era leggermente più pesante e costoso.
Risultato: Inglesina Trip color melone.
Non. Dite. Niente. Sto ancora cercando di convincermi che il melone è un colore meraviglioso, il colore della mia vita, e che rosa era troppo confettoso. In realtà in negozio era disponibile soltanto melone isteria e beige depressione, quindi ho scelto il primo. No, non potevo ordinarlo, sarei andata contro la filosofia del M.A.I.
Fatto questo, ho pensato che un passeggino come regalo di compimese era come l'enciclopedia nei pacchetti di Natale: na bella presa a male, quindi ho comprato anche un librettino e una camicetta.
E vai.

Questa era soltanto l'introduzione a quello che nella reale realtà volevo dire in questo post, ovvero le mirabolanti imprese della neo-quattordicimesenne Porpi:

1. BACI - ne abbiamo già parlato ma la profusione continua, ad esseri animati e soprattutto inanimati, per terminare con una limonata a Morgan su una vecchia copertina di XL. Tale madre...

2. CENTO COLPI DI SPAZZOLA - la Porpi prende la sua spazzolina e se la passa in testa (rigorosamente dalla parte senza setole), poi fa lo stesso con me. Ieri le ho presentato il suo primo spazzolino da denti, e mi ci ha pettinato.

3. VERSI E SIMILI - Viola come fa la mucca? Mmmmm. E il gattino? Miiii. E il maiale? Non emette alcun suono, ma inizia a respirare arricciando il naso e giuro che sembra veramente un porcellino.

4. GNO' - Ha iniziato a indicare le cose che vuole. Le punta col ditino e si tende e si lamenta finchè non le prendi. Ovviamente indica l'orizzonte, quindi potenzialmente qualsiasi cosa, quindi noi chiediamo. "Viola vuoi la palla?" "Gnò" (con annesso movimento della testa) "Vuoi la bambolina?" "Gnò" "Vuoi il delfino?" "Gnò" "Vuoi mica il telecomando della tv?" "Eh"

5. AAAAALLELUJAH! Viola CAMMINA! Ovvero, fa circa cinque o sei passi prima di schiantarsi, ma è inequivocabilmente un essere deambulante. Cosa dite? A quest'età dovrebbe già correre? Come siete puntigliosi.

6. Oh... dimenticavo. DICE PAPA'. Cioè, io mi sono sbattuta per quattordici mesi, e la sua prima parola indica l'altro genitore, quello che non c'è mai. Se non è una presa per il culo questa...

lunedì 2 novembre 2009

Nulla di grave

Odio il linoleum e i suoi colori melmosi.
Odio l'aria di sufficienza di alcune infermiere.
Odio i maglioni sopra il camice.
Odio aspettare ore in uno stanzone affollato, accanto ai lavori in corso da cui ancora si alza polvere.
Odio lo sguardo dei medici quando vanno di fretta e non vogliono risponderti.
Odio chi risponde al cellulare mentre ti visita o, peggio, mentre ti sta facendo un esame con qualche apparecchiatura e tu pensi: ecco, adesso scoppia, ma tanto a lui che gli frega.
Odio i CUP, porca troia, c'è sempre il mondo ai CUP.
Odio il burocratese che ti rimbalza per sei reparti prima di trovare quello giusto.
Odio avere qualcosa che non va e non potermi andare a comprare un pezzo di ricambio, che hanno inventato il coniglio che balla se qualcuno ti messaggia ma non le rotule o i denti o le tibie o gli occhi di scorta, e non è assurdo?
Odio tornare a casa dopo aver trascorso sei ore in ospedale e non aver concluso altro che dover ritirare delle analisi tra qualche giorno, che stavo mezza rotta quando sono entrata e ugualmente rotta quando sono uscita.
Odio gli ospedali, ecco.
E stare male.

Stare male è proprio una cosa che non mi va giù.
Ecco, come se ci fosse qualcuno a cui piaccia.

Anche questo post non mi sta tanto simpatico, ma era per spiegare una protratta latitanza.
Comunque, nulla di grave, solo tanta rogna.
Ma tanta, eh.

giovedì 29 ottobre 2009

La tata che non tata

Pressata da un incarico da freelance con scadenze che rasentano la follia, ho deciso di fare l'unica cosa sensata: prendere di corsa la prima tata che si fosse presentata.

E' arrivata Mariela, 40enne peruviana dall'aria di pia donna, con un dito mozzo e un ciuffo bianco.

"Sei perfetta" ho esclamato mollandole la Polpetta e rispondendo con l'altra mano a un email del capo di turno che chiedeva quandocimanditutto?quandocimanditutto?

Mariela e' tanto una brava donna e fa tutto molto a fondo. Ci mette cinquanta minuti per preparare una pastina, trenta per un biberon, dai dieci ai quindici minuti per aprire uno yogurt.

Mariela e' tanto una cara signora, anche se fa confusione con le lingue. "Porta a Viola il suo orsetto" e le mette il cappotto. "Portala in terrazzo a fare due passi" e inizia a fare un puzzle. "Leggile questo libro" e mi fissa incantata, con suo sorriso ebete da bravissima persona che non capisce una ceppa.

Mariela e' tanto buona, non alza mai la voce. Cioe', e' che forse la voce proprio non ce l'ha. "Mariela, parlaci un po' con Viola". E lei: "Vvviooooollaaaaa" con una voce roca e bassissima, tonalita' Et l'extraterrestre. Inquietante.
"Mariela, cantale una canzone mentre la culli cosi' si addormenta". E Mariela: "Aa, a." Mariela, un po' di piu'... "Aa, a. A."

Mariela e' tanto gentile e discreta, ma non le si puo' lasciare Viola da sola perche' non sai se la ritroveresti in salute. Mariela e' cosi', dolce dolce e tanto rincoglionita. Quando non sa che fare va in stand-by, si ferma e fissa il vuoto finche' non le dici qualcosa, e allora il sistema le riparte.

Mariela e' poco esperta, anche se incredibilmente ha fatto la tata per tre anni presso una famiglia con la quale ho anche parlato ricevendo discreti commenti. Eppure Mariela ha lavato i biberon di Viola col brillacciaio, che se poco poco non sentivo uno strano odore, mi ammazzava la nana.

Mariela e' tanto una cara donna, ma credo che non durera' fino a stasera.

lunedì 26 ottobre 2009

Paris

La prima volta che sono stata a Parigi avevo 11 anni, Eurodisney aveva appena aperto e mio padre imbucò me e mio fratello in un viaggio di lavoro per andarlo a vedere. "Mi raccomando" disse mia mamma, rimasta a casa "non far mangiare a papà le ostriche che poi si sente male". Cosa pensò bene di fare il mio saggio genitore la sera prima di andare a Eurodisney? Si magnò un'apocalisse di orrende ostriche, incurante delle mie proteste. Passai la notte con un occhio chiuso e uno aperto a vegliare che non stirasse le zampe per un colpo apoplettico da mollusco. Non successe nulla, ma il giorno dopo ero più morta che viva. Quando chiamò mia madre le raccontai delle ostriche e si limitò a dire "Ah. E vabbè."
E vabbèèèèè?????
Ho ancora una foto accanto a Pluto, in cui praticamente gli casco addosso dal sonno.

La seconda volta avevo 16 anni e a Eurodisney ci abbiamo portato mia sorella. E' venuta anche mia madre e indovinate che s'è magnata la sera prima? Le ostriche. Ma che presa per il culo.

La terza volta sono andata con la mia amica G. e Parigi era una fuga da Roma e dalla parte peggiore di noi stesse. Era una cura, un personale rehab nella mansarda di sua zia da cui si vedeva un panorama che accarezzava gli occhi, fatto di tetti fumanti, nuvole chiare e una minuscola tour eiffel in lontananza. Era la settimana della spesa da Monoprix, delle zucchine grigliate alle due di notte, delle camminate che duravano tutto il giorno e percorrevano in lungo e in largo la città. Il centro e la periferia. I parchi e i musei. Per non pensare. Per guarire. Per consumare le suole e, insieme, il dolore.
E poi è stata la settimana della caviglia storta a duecento metri da casa, col taxi che si rifiuta di accompagnarci perchè è troppo vicino.
"Ma ho storto la caviglia, la prego..."
"Non."
"Ma le fa male, guardi che mica ci deve portare gratis, la paghiamo!"
"Non."
"Abbia pietà!"
"Adesso scendete e andate a piedi!" ha intimato in un francese molto comprensibile.
Ci ha mollato lì dove ci aveva caricate, borbottando come solo i francesi sanno borbottare.
Siamo tornate a piedi sul serio, io saltellando su un piede solo e giurando vendetta.

La quarta volta a Parigi forse un giorno la racconterò, ma non l'ho ancora metabolizzata bene.


Questa qui era la quinta volta.
Ci sono tanti posti che non ho ancora visto, ma a Parigi con lui volevo tornarci. Parigi è atmosfera, semplicemente.
Immaginavo la salita per Montmartre fatta di corsa e l'arrivo all'angolo de Le Consulat, da dove si aprono le stradine colorate e inizi a vedere i pittori e i localini e i vicoli stretti.


Anche questa volta niente musei, niente monumenti, niente orari. Abbiamo cercato di vivere la città il meno possibile da turisti, approfittando dei consigli di amici e conoscenti che conoscono bene la ville lumiere.
Alzarci non troppo presto la mattina e gustare un pain au chocolat per colazione in un tavolino all'aperto. Fermarci in un piccolo bistrot a pranzo. Fare window shopping (giusto quello), fermarci per i dettagli, per le foto, per un bacio.
Che la città è romantica non ve lo devo dire io...
Comunque. Il gusto che hanno i parigini ecco, a noi manca.
Qui è un po' tutto più rilassato e lasciato andare, il che certo non è un male, ma manca un po' la cultura del bello.
Quando ho visto il quarto fioraio di Parigi dove i fiori sono sistemati che sembra il paradiso terrestre ho pensato ma che carino. Quando ho visto il terzo pescivendolo con i merluzzi lascivamente adagiati sulle foglie di palma ho detto wow, che eleganza. Quando ho visto l'ennesimo parrucchiere che sembrava una spa a cinque stelle ho pensato ma guarda ste francesi come si trattano bene. Quando poi ho visto un negozio fichissimo di design e sono entrata, ci ho messo cinque minuti buoni ad accorgermi che non vendeva pezzi unici ma scope, alzamonnezza e scopettoni.
Che devi fa: stanno avanti.

(nella foto: da sinistra, tre coiffeur coi controcojoni. a destra, scopettoni deluxe. for your eyes only.)

Altra cosa che qui non faranno mai: rendere vivibile il lungofiume. Tutti i weekend a Parigi una parte del bellissimo-e-curatissimo lungosenna è pedonale. Bambini in bici con le famiglie, anziani a piedi, ragazzi in rollerblade e coppie che fanno jogging si godono un argine in parte asfaltato e in parte pavimentato con alberi, pulito e soprattutto senza odore!
No, dico: vacci in bicicletta sul Tevere. Al km. 1 attraversi un campo nomadi e se ti dice bene sono distratti da un grande barbecue che a seguito darà fuoco a un barcone, al km.2 eviti per puro culo una buca, ma solo perchè dentro c'è gia uno: morto. Al km.3 ti incolli la bici perchè la pista è interrotta da uno sfasciacarrozze abusivo. Se sei sopravvissuto e arrivi al km.4 non cantare vittoria: spiunta una pantegana de un metro e mezzo e te se magna vivo.
E io la mia città la amo, sia chiaro.

Abbiamo mangiato come assassini in posti deliziosi. Questo in primis (se andate a Parigi è una tappa obbligata, delizioso sotto tutti i punti di vista), ma anche questo, questo e un brunch pazzesco qui.
Ho finalmente assaggiato questi macarones che vanno tanto di moda e che si riassumono in un Ringo molle con una crema burrosa che si spalma completamente sulle arterie, come direbbe Lui. Nothing special. Non quanto le crepe, almeno che abbiamo mangiato - è il caso di dirlo - in tutte le salse.


Siamo finiti in un sexy concept store fichissimo dove non ho resistito a prendere un... ehm... piccolo gadget ^^ e in una strada nei pressi di Pigalle completamente piena di negozi di parrucche. Ok. Nemmeno lì ho saputo resistere. Me ne sono tornata a casa col mio aterego moro in valigia, che ancora non so bene a cosa servirà...halloween?carnevale?badhair days?uscite folli con le amiche?seratine con lui e la guepiere?
Mah, chissà. Mia madre ha sentenziato che questa è l'ennesima riprova della mia pazzia.

(Ceci n'est pas une blonde)

Paris è sempre Paris. Le caviglie sottili delle donne, la luce calda delle sei di sera, i bambini vestiti da parigini - maglietta a righe e coppola blu - quasi fossero mascherati, e invece no.
Come ho fatto per Londra mi sono chiesta se ci vivrei, e qui la risposta è più simile a un si. Forse è il clima, la luce, la bellezza dei tetti delle case che ancora mi strega.
Anche se: si, i parigini sono per lo più insopportabili.


Questo weekend ha dato inizio a un sentimento nuovo: il Polpetta-missing.
Qualcosa mi dice che il prossimo weekend (che non sarà molto presto) ce lo faremo in tre.
Se non altro per non vedere Lui che ogni mezz'ora mi guarda e, con l'occhietto triste, fa:
"PPPPOOOORPIIII!"

(oh si, queste sono poco parigine ma erano li'... e ci hanno fatto pensare a lei)

p.s. ho recuperato il mio Mac dall'assistenza (LADRI!) e...surprise! Non mi apre Photoshop. Visto che non posso caricare foto da 3 mega l'una, penso che ci sarà un aggiornamento fotografico di questo post oggi o domani. Stay tuned.

giovedì 22 ottobre 2009

Sono stata ottimista

Qualche giorno fa mi arriva una mail:
Ryanair Boarding Rules
o qualcosa del genere.

Ryanair? In che senso?
"Amore, ma hai prenotato qualcosa su Ryanair?"
"Hm...no, perche'?"
"No, qui mi sono arrivate indicazioni su checkin online e bagagli a mano."
"Guarda l'itinerario, dovrebbe esserci scritto. Magari si sono sbagliati."
"Ah si, eccolo: Parigi."
"Parigi?"

C'e' stato un attimo di sommesso silenzio e poi e' arrivata l'illuminazione.

"PARIGI! Ma certo!"
"PARIGI! Ma come abbiamo fatto a dimenticarcene?"
"Eh, come abbiamo fatto... te l'ho regalato a Maggio!"
"Azz, e' vero. Certo pure te che compri i voli a sei mesi di distanza."
"Beh ma era il tuo regalo di compleanno e c'era una promozione in corso, erano imperdibili! Ti giuro a quel prezzo non si trovano piu'!"
"E me li hai regalati per il compleanno? Pulciara."

Questo faceva parte del mio pacchetto ottimismo di qualche tempo fa.
Quello "ma siii, noi non rinunceremo ai weekend da soli!"
In una settimana ho dovuto corrompere mia madre per tenere l'ennesima volta Viola, trovare un b&b decente, supplicare di nuovo mia madre, pregarla in turco, prometterle che non l'avrei fatto mai piu', chiamato una conoscente babysitter per supportarla, pregarla nuovamente, riconoscere di essere una figlia infame, fare ammenda dei peccati e delle rispostacce degli ultimi vent'anni, promettere di aiutarla con il pranzo di Natale.

Poi, la seconda illuminazione:
"Perche' qualche volta non chiedi anche all'altra nonna?"
E' vero: abbiamo una suocera! In certi momenti chissa', potrebbe anche essere un gran bene.

"Buonasera nonnadue, che per caso questo weekend se ha qualche ora libera, se le garba, se non e' di troppo impiccio, si terrebbe la Porpi per qualche ora? Magari addirittura un pomeriggio intero?"
"Oh cara, sai, e' una bellissima idea e mi piacerebbe davvero tanto."
"Fantastico, allora glie la porto domani."
"No, aspetta, cos'hai capito. Mi piacerebbe MA questo weekend siamo fuori per una rassegna artistica me-ra-vi-glio-sa in un borgo medievale."

Quindi. Sto ancora lottando con mia mamma per non buttare i biglietti aerei, e penso che alla fine la spuntero'.
Nel frattempo, non so perche', i borghi medievali mi stanno improvvisamente sulle balle.

domenica 18 ottobre 2009

MomCamp e IrishCoffee

Capita che ti alzi un sabato mattina e trovi il tuo compagno pronto all'azione: "che facciamo di bello? pranzo al centro? aperitivo al parco? barbecue?" "Ehm, oggi ti porterei alla Casa Internazionale delle Donne per ascoltare una sorta di convegno spontaneo di madri che riflettono sulla loro condizione di donne e lavoratrici. Si chiama Mom Camp." "Vuoi punirmi per qualcosa? Ho visto troppe partite? La playstation ti disturba? Guarda che possiamo parlarne."
Capita che ci sono un sacco di donne per cui il sabato mattina è giustamente sacro, e quindi di scoprire che anche se sei arrivata alle undici in realtà non ti sei persa niente tranne il tuo intervento, svanito in un non meglio definito dopopranzo.
Capita che sembri la cosa più naturale del mondo incrociare una sconosciuta che sta andando al bagno con un neonato nel marsupio e importunarla con un: "ehi, ma tu sei Caia! io sono Wonder!" "oh Wonder, piacere!" (certo, davanti alla porta del bagno perchè l'atmosfera è tutto).
Capita che ti sei portata dietro due amici con bimba e allora cosa c'è di meglio di un pranzo a trastevere e un irish coffee alle due e mezza, fatto con Nescafè e mezzo litro di Whiskey, da un greco che ha aperto un pub irlandese e parla inglese british.
Capita di incontrare due scrittrici, una che si porterebbe tranquillamente Viola a casa, l'altra che l'avrebbe partorita con Joni Mitchell, che non è un modo di dire.
Capita di essersi proposte per fare un intervento poi trovarsi lì, riflettere sul tema 'mamme e lavoro', e capire che sei semplicemente andata a dichiarare "ops, sono un po' disoccupata".
Capita di conquistare il microfono all'alba delle quattro con il digestivo di cui sopra ancora bene in circolo, e parlare di un sacco di cose senza concentrarti su niente, e poi di capire da qualche sorriso che va bene così.
Capita che qualcuno ti dica "ah, la Polpetta! ma allora esiste, non ti scarichi le foto da internet!"
Capita di trovarsi con loro due e lei e ancora Caia e fare una tavola rotonda sul sonno dei bambini davanti al desk delle registrazioni, in uno dei rari momenti in cui Viola se la dorme beata.
Capita di scoprire così che Tracey Hogg - acclamata autrice di un metodo di nanna alternativo a Nosferatu Estivill - ci abbia prematuramente lasciato (e di fare una delle mie solite battutacce: "Oh, e di che è morta? Di sonno?")
Capita che si parli, tutte insieme e in realtà senza grossi collegamenti o filtri, di cibo biologico e pannolini lavabili e geniali farmacie e coaching e bambini bilingue e un sacco di altre cose.
Capita di andare via un po' così, ancora un po' - come dire - irishcoffee e di pensare che sarebbe stato bello dire qualcosa di veramente interessante e sperare di averlo comunque detto tra le righe, o nella metà storta di qualche sorriso.
Capita di pensare che sia stata una bella giornata nonostante la notiziaccia della Hogg per l'acquisto esclusivo della quale, segretamente, giocavo ogni giorno al Superenalotto.

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